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verso il solstizio d’ inverno…

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dopo sole 4 h. di sonno
(dalle 2 alle 6)
per altro un po’ travagliato probabilmente a causa della abbondanti libagioni
qui
alle 9 già c/o la premiata ditta
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da "Venuto al mondo" di Margaret Mazzantini
questo passo della Mazzantini ha descritto pienamente la sensazione che ebbi nel visitare Berlino Est nel 1986
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Resoconto
L’eredità non so del mio strano / rapporto
con la vita o meglio / il suo diporto
Ora / altro poco conta, caro
né più né meno di come ti ricordo
Col vivere si versa / al vivere un acconto
ma sempre infine ti si riversa il conto
in scomodo ritardo, prolisso contrattempo
Fili di carrucola dipanano
strane circostanze / meccanismi
ricordi a branchi / brancolano il buio
ed io qui in attesa di dire, cosa? -
Quello che è stato, o quel ch’essere poteva?
Qui con i miei fantasmi (a) tracimare
sciogliendo il giusto, il vero dal superfluo
scandagliandone il ritmo ed il meandro
scindendo l’essere dal non
l’ora dal quando
Lo strano riversarsi / lo strasogno
tra annichilimento e resoconto, catarsi
a summa del percorso,
quel tuo darsi – strano a dirsi – in fogli sparsi
aspersi di consenso, di non detto
Discorsi – quanti, (ricordi?) – sui corsi
e sui ricorsi:
il pessimismo / bicchiere mezzo vuoto
l’ottimismo, se è bicchiere mezzo pieno
l’altra metà è fine del sentiero
Ed ora qui a riflettere se è vero
se esista un senso al verso del pensiero
o se tutto è già scritto falso e vero
Se è nel libro che ti addossi contro
in quel palmo riverso, nascita e mescita
rimescolìo d’intenti / fraintendimenti
E noi assuefatti (ad) ossigeno e certezze
in bilico tra un sé stessi e il niente…
Ah, se potessi, al vivere
non dover mai / dare un resoconto.
da " Nel senso del verso " di Valeria Serofilli
* foto frédéric jaulmes
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Uscendo dalla Tate
Uscendo col tuo pacco di cartoline
in una borsa della Tate Gallery e un altro pacco
di quadri stipati in testa ti fermi
sugli scalini a guardare oltre il fiume
e ce n’è uno nuovo: edifici luminosi,
un rivolo d’acqua scura, e un cielo
che ti domandi chi l’ha dipinto – Constable? No:
troppo sfavillante. Crome? No: troppo estatico -
un cielo assurdo puro pre-raffaelita,
forse, un blu assoluto con qualche ciuffo bianco
che lo percorre (oggi, che è
aprile. Un altro giorno sarebbe diverso
ma non importa. I cieli funzionano tutti).
Scendi a quel particolare in basso a destra:
gabbiani che beccano fango, sotto
quei due palazzi di uffici e una strada Georgian.
Ora spostati a sinistra, e includi i platani
che ondeggiano di gemme, quell’edificio di mattoni
e un autobus rosso… Stacca proprio lì,
dal lampione. Il ponteggio lascialo dentro.
Quello sarà il prossimo. Strano come
questi quadri all’esterno non esistessero
prima di guardare i quadri all’interno,
quelli sulle pareti. Ma eccoli qui ora,
a marciare fuori dal loro panorama
e a mettersi in fila per quel mirino
che è il tuo occhio. Li puoi isolare
tenendo fermi i muscoli ottici.
Puoi fare una zumata su studi di figure
(il ragazzo con lo zaino), o nature morte,
astratti, paesaggi urbani. Non li ha fatti nessuno.
Li ha dipinti la luce. Sei tu che presiedi
la giuria di selezione. Lascia lo spazio
che vuoi tra quelli che appendi,
e gioisci. L’arte si moltiplica.
Arte è tutto quello che decidi di incorniciare.
Fleur Adcock
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